ANSIA / ANGOSCIA / ATTACCHI DI PANICO

Ansia/Angoscia

Freud

In un testo centrale, nell’opera freudiana, Inibizione, Sintomo e Angoscia del 1926,[1] Freud si esprime sulla questione dell’angoscia. A partire da questo saggio, fondamentale per la teoria psicoanalitica, Lacan ha poi elaborato la sua teoria dell’angoscia e la formulazione dei suoi tre registri:

– Inibizione (Immaginario)

– Sintomo (Simbolico)

– Angoscia (Reale)

Freud fa notare una stretta relazione tra l’inibizione e l’angoscia: se una certa funzione, altrimenti inibita, venisse eseguita sorgerebbe l’angoscia.

Il testo freudiano è un riferimento estremamente attuale. Freud all’inizio della sua carriera scientifica aveva fatto suo il concetto di difesa per la genesi del disturbo psichico, in seguito divenne più chiaro per lui che la modalità più comune di difesa era la rimozione. Successivamente, gli fu ancor più evidente che ulteriori meccanismi difensivi soggiacevano alla genesi delle nevrosi, per esempio nella nevrosi ossessiva. Per Freud, la difesa è sempre difesa dall’angoscia ma l’angoscia in questo saggio non è più soltanto libido convertita. La teoria della libido convertita, Freud la ascrive, in Inibizione, sintomo e angoscia, alla sola descrizione fenomenologia ed è evidente come questo testo, mostri un Freud più strutturalista di quello egli stesso non sapesse.

Elda Perelli

[1] S. Freud, Inibizione, Sintomo e Angoscia, 1926, OSF, vol. 10.

 

Lacan

Il tema dell’angoscia Lacan lo tratta nel Seminario X, L’Angoscia, un testo molto complesso e articolato del 1962-1963. Il Lacan di questo seminario è quello del reale e del godimento e si potrebbe riassumere, per assurdo, su questa proposizione:

“[…] c’è qualcosa nell’Altro che non è significante”.[1]

Partiamo da un aspetto, peraltro fondamentale, che ricorre in tutto il seminario e che Lacan afferma essere alla radice dell’angoscia:

“L’angoscia risiede nel rapporto fondamentale del soggetto con quello che, sino ad ora, ho chiamato il desiderio dell’Altro. […] Il suo rapporto con il desiderio del soggetto, però, qual’è? Esso è individuabile nella formula che vi ho proposto a suo tempo, quando vi ho detto che a non è l’oggetto del desiderio che cerchiamo di rivelare nell’analisi, ma ne è la causa”.[2]

Questo luogo dell’Altro, che presentifica un desiderio, crea angoscia nel soggetto nella misura in cui egli non sa quale oggetto a egli è rispetto a questo desiderio, Lacan lo dice molto chiaramente a p. 356. Si tratta di comprendere a fondo quest’affermazione e questo è un po’ più complicato, non va da sé. Anche per tale motivo Lacan ricorre all’Umwelt[3] animale, per rimarcare che c’è qualcosa del manifestarsi del luogo dell’Altro anche lì:

“In effetti, nell’angoscia animale si tratta proprio di un aldilà della suddetta Umwelt […]. Prova ne è che, quando vedrete gli animali agitarsi […] farete bene tenerne conto. […] Per loro come per noi, vi è qui la manifestazione di un luogo dell’Altro”.[4]

Lacan porta questo esempio perché, precisa, non lo si accusi di spiritualismo e per dimostrare che c’è un reale che resiste al simbolico, e scrive:

“Qui si verifica ancora una volta che l’angoscia è ciò che non inganna”.[5]

Elda Perelli

[1] J.-A. Miller, L’Angoscia, Introduzione al Seminario X di J. Lacan, Quodlibet, Macerata, 2006, p.19.

[2] J. Lacan, Il Seminario X, L’Angoscia. Libro X, 1962-1963, Einaudi, Torino, 2007, p. 304.

[3] Ambiente.

[4] Ib., p. 325.

[5] Ib.

 

Attacco di Panico

L’attacco di Panico, questa cattiva esperienza, mostra un soggetto alle prese con una forte difficoltà di simbolizzazione. Questo quadro clinico apre su scenari che rivelano un soggetto carente di identificazioni simboliche, piuttosto confuso, smarrito tra sue identificazioni immaginarie. L’Altro del soggetto con attacchi di panico è, di solito, un Altro capriccioso e poco regolato, la cui dimensione del desiderio è estremamente enigmatica se non assente. Egli ha difficoltà a simbolizzare la perdita che ciascun soggetto esperisce come essere di linguaggio. Se perdere, equivale a vivere, possiamo dire che vivere equivale a morire, ciò inteso simbolicamente e narcisisticamente. Nell’attacco di panico c’è una perdita di controllo del corpo, l’Ideale perde la sua funzione di guida e il soggetto si trova di fronte alla presenza imminente, incalzante della pulsione.

E’ ciò che accade all’incontro con il panico: l’angoscia presentifica, al soggetto, una dimensione di desiderio. Egli però non può che misconoscere questa dimensione pulsionale, di desiderio, a favore di un godimento conosciuto e mortifero.

Elda Perelli

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